Escursione da Predoi (1.475mt) alla Malga Röt (2.116mt)


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Quota partenza: 1.475mt

Quota arrivo: 2.116mt
Dislivello: 641mt
Segnavia: 11
Tipologia: sentiero facile ma richiede un minimo di allenamento (E)
Tempi: 100min (andata), 90min (ritorno)
Cartografia: carta topografica per escursionisti della casa editrice Tabacco, scala 1:25.000, foglio 035 "Valle Aurina e Vedrette di Ries" , sito web www.tabaccoeditrice.com/ .

Apertura della Rötalm: da inizio luglio a metà ottobre
Giorno chiusura: ---
Sito:  http://www.bergbaumuseum.it (Musei Miniere Predoi e Cadipietra)



L'escursione si svolge nella Valle Aurina in Trentino Alto Adige.

Raggiungere il centro visite della Miniera di Predoi “Schaubergwerk” posto lungo la SS621, poco dopo aver passato l'abitato di Predoi (possibilita' di lasciare l'auto in un piccolo parcheggio).
Lungo il percorso che, partendo dal centro visite della Miniera di Predoi, sale verso la Rötkreuz e la Malga Röt, vi sono ancora diverse tracce di gallerie e baracche; il percorso didattico n° 11, contraddistinto anche dal simbolo di punta e mazza incrociate, ripercorre in buona parte il tragitto che effettuavano i minatori per raggiungere le gallerie in quota e per portare a valle il materiale estratto (alla fine del post potete trovare alcune informazioni sull'attività mineraria in Valle Aurina nel corso dei secoli).
Nonostante sia abbastanza presto, circa le 9:30, la giornata si preannuncia piuttosto calda. Il sentiero dei minatori si addentra subito nel fitto bosco e sale in maniera ripida. Il percorso è facile e anche ben segnalato ma occorre un po' di allenamento. Man mano che si sale si incontrano anche alcuni manufatti del periodo in cui l'attività mineraria costituiva una vera e propria risorsa per la zona e anche gli ingressi di alcune gallerie, alcuni pannelli segnaletici spiegano sinteticamente come si svolgeva il lavoro nelle miniere. Lungo il percorso si incrociano alcune paline che segnalano deviazioni per Casere e per la Bruggeralm (Malga Brugger), occorre sempre proseguire in direzione Rötalm.
A poco a poco il bosco digrada e il sentiero si inerpica sempre più ripido fra le rocce rossastre, a volte sfruttando gradinate in pietra, altre volte invece è un semplice e tortuoso percorso fra gli arbusti. In prossimità della Rötkreuz (2.080mt) una frana ha in parte ricoperto il sentiero e costringe a passare sopra a una cascata di pietre, dalla croce alla Rötalm ci dividono ancora pochi metri di dislivello e alcune gradinate.

Un ripido passaggio su gradini incastonati fra le fra le rocce non lontano dalla Rötkreuz.

Un'ultimo tratto fra le rocce e poi si comincia a intravedere la meta della gita. Il panorama che si gode quando si arriva in vista della malga è molto bello: la Rötalm si trova infatti in una vallata amena (Röttal o Valle Rossa), di origine glaciale, solcata da un fragoroso ruscello dalle limpide acque sulle cui verdeggianti sponde si abbeverano mucche e pecore, sui fianchi della vallata sono ancora evidenti i resti di morene e i segni che il ghiacciaio ha lasciato sulle rocce man mano che si è sciolto. Sullo sfondo spicca il Rötspitz (Pizzo Rosso, 3.495mt) con il suo ghiacciaio ma anche le montagne poste ai lati della vallata creano uno scenario di grande impatto.

La Malga Röt e la Valle Rossa, sullo sfondo il Pizzo Rosso.
Prima di ristorarci presso la malga percorriamo tutto il fondovalle fiancheggiando in parte il corso del torrente Rötmoos, almeno fino a quando il sentiero comincia a salire in maniera più ripida (proseguendo in quella direzione si giunge al Rifugio Giogo Lungo, 2.590mt). La famiglia Benedikter accoglie gli ospiti nella sua malga con i piatti tipici della zona ma anche con alcuni deliziosi prodotti di produzione propria (latte, burro e formaggio Graukäse), inoltre è possibile acquistare pizzi fatti al tombolo dalla signora Benedikter, maschere in legno e minerali.

La Rötalm vista da un'altra angolazione, sullo sfondo il Monte Fumo che fa parte delle Alpi dei Tauri Occidentali (Rauhkofel, 3.251mt).

Ci rifocilliamo presso la malga, intanto nel frattempo sono salite diverse altre persone, alcune più attrezzate proseguono verso il Giogo Lungo e probabilmente hanno intenzione di scalare il Pizzo Rosso, altre invece preferiscono fare una sosta mangereccia alla Rötalm. Nel primissimo pomeriggio scendiamo a valle, nonostante il sentiero sia arroventato dal sole, incontriamo ancora alcune persone che stanno faticosamente salendo. Quando raggiungiamo il punto di partenza, visto che l'ora è decente decidiamo di fare una visita al Bergbaummuseum. Occorre prenotarsi ma vi sono ancora un paio di posti nella prossima e ultima visita che partirà nel giro di mezz'ora, giusto il tempo di indossare un abbigliamento un po' più caldo e il caschetto protettivo e l'impermeabile giallo obbligatori e poi siam pronti per salire sul trenino che ci porterà nelle viscere della terra. Il Museo è aperto dal 1° Aprile fino alla fine di Ottobre, tutti i giorni dalle 9:30 alle 16:30 (giorno di chiusura: lunedi), l'ultimo viaggio in miniera si effettua alle ore 15, il costo del biglietto è di € 9/adulto (anno 2010, sconti per comitive e prezzi speciali per famiglie, bambini e over 65).
La visita guidata all'interno della miniera è molto istruttiva, si passa anche in prossimità del centro climatico ricavato all'interno della miniera, non è visitabile quando vi sono persone che effettuano la terapia. Per approfondire la conoscenza sull'attività mineraria in Valle Aurina, merita una visita anche il Museo delle Miniere ricavato nel granaio di Cadipietra (date apertura e orari come la miniera di Predoi).

Note:
questa escusione può essere effettuata anche partendo da Casere, nelle vicinanze del parcheggio a pagamento in fondo al paese c'e' una palina informativa e si segue il segnavia n° 11 (il sentiero sul limitare del bosco si ricongiunge poi con quello che parte da Predoi). Tempo di salita da Casere alla Rötalm: 100min.

Come raggiungere Predoi in treno:
fermata alla Stazione di Brunico posta sulla linea ferroviaria da Fortezza a San Candido in Val Pusteria. Brunico dista poco meno di 20km da Lutago il primo paese della Valle Aurina che può essere raggiunto tramite un comodo servizio di bus che serve anche gli altri paesi della vallata tramite la SS621. Il servizio di bus la Domenica ha orari alquanto ridotti, mentre, in settimana, passa più frequentemente (è bene consultare gli orari sul sito della SII http://www.sii.bz.it, la società che gestisce il servizio di trasporto).




L'estrazione del rame in Valle Aurina:

Nelle vicinanze del centro visite della Miniera c'è una mappa che indica la posizione di 7 gallerie sovrapposte nella montagna i cui accessi sono ancora visibili (in realtà quelle scavate nel corso dei secoli erano molte di più). A parte la St. Ignatz a quota 1.525mt, utilizzata fra la metà del XVIII e gli inizi del XIX secolo , che fu anche l'unica galleria scavata integralmente con la polvere pirica, tutte le altre furono faticosamente scavate con mazza e punta.
Tutte le gallerie furono scavate in leggera salita, in modo che l'acqua potesse defluire agevolmente.
Si cominciò a cercare il rame scavando le gallerie più in alto nella montagna poi, via via che la vena si riduceva, si scavava un'altra galleria più in basso; in questo modo però le gallerie diventavano sempre più lunghe man mano che ci si allontanava dal pozzo centrale (originario del 1400).
Secondo la leggenda fu un toro infuriato che con le corna si mise a sollevare il terreno e a mettere in evidenza delle rocce dal colore dorato, la zona in cui sarebbe avvenuta la scoperta è probabilmente quella in cui adesso è posta la croce e che viene detta “Rötkreuz” a 2.080mt.
Grazie a alcuni ritrovamenti, si è potuto stabilire che queste zone erano probabilmente già sfruttate per la presenza del rame in epoca arcaica (intorno al 1.000 a.C.) ma è soprattutto nel corso dei secoli XV, XVI, XVII e XVIII che si diede inizio a uno sfruttamento intensivo della montagna per l'estrazione del rame, grazie anche all'acquisizione delle miniere da parte di alcune potenti famiglie Austriache.
Inizialmente si scavava a mano e a volte si scalpellinava tutto il giorno per guadagnare poco più di due centimetri perchè la roccia era particolarmente dura in alcuni punti, per certe gallerie furono necessari anni di lavoro e generazioni di minatori per portarle a compimento (per fare un esempio per scavare la galleria St. Christoph a 1.682mt di quota, utilizzata fra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo e lunga 500mt, furono necessari 18 anni di lavoro). Molto spesso durante l'escavazione delle gallerie degli addetti dovevano soffiare aria con dei mantici all'interno per poter garantire l'introduzione di aria fresca nelle gallerie per i minatori al lavoro. Con l'introduzione della polvere pirica nel corso del XVIII secolo, l'escavazione procedette in maniera più rapida ma, per via delle esplosioni, alcune delle vecchie gallerie crollarono.
Verso la fine del Medioevo i minatori ottennero diversi privilegi a causa del duro e pericoloso lavoro a cui si sottoponevano: per esempio ottennero buoni compensi, esenzioni fiscali e doganali e all'arruolamento in caso di guerra, permessi di caccia e pesca.
Fino al 1550 si estraeva il rame da ben 20 gallerie. Nel 1552 furono concesse agli imprenditori Karl Welsberg e Kaspar Mor le gallerie St. Marx e St. Sebastian, il minerale estratto dalla miniera veniva portato in superficie con un vagoncino e separato dalla roccia sterile, quindi veniva classificato nelle baracche sia da minatori anziani ma anche da bambini e donne. Questi edifici erano costruiti parte in pietra e parte in muratura e servivano anche per il soggiorno degli operai. La calcopirite veniva conservata in un magazzino nelle vicinanze della galleria e, all'inizio dell'inverno prima che la neve impedisse gli spostamenti, portata a valle da persone, utilizzando sentieri a volte anche un po' pericolosi, tramite dei sacchi ricavati dalla pelle del maiale e stoccata in altri depositi, con l'ausilio di carri e/o slitte trainate da cavalli il materiale raggiungeva infine le fonderie di fondovalle (anche se per diverso tempo venne fuso vicino alle gallerie). La roccia sterile veniva invece buttata in una specie di discarica.
Nel decennio 1881-1891 furono estratte ancora oltre 13.000 tonnellate di pirite, una lega composta da zolfo e ferro.
Il minerale estratto doveva essere fuso almeno tre/quattro volte per ridurne il contenuto di zolfo e ottenere un'elevata purezza. Tutto ciò comportò il graduale disboscamento delle aree limitrofe per recuperare grandi quantitativi di legna da ardere nelle fonderie e per costruire i sostegni delle gallerie. Il disboscamento selvaggio determinò alcune slavine che si abbatterono sui paesi sottostanti distruggendo tutto quello che incontravano sul loro cammino, fornaci comprese. Dopo aver quasi completamente disboscato la zona di Predoi si costruì una nuova fonderia a San Giovanni ma nel 1878 un'imponente slavina la seppellì e distrusse completamente, negli anni successivi ne fu quindi costruita un'altra vicino a dove era la precedente fonderia di Predoi (si vedono alcuni resti con l'alta ciminiera nei pressi del parcheggio del Museo della Miniera di Predoi “Bergbaummuseum”) ma, il fatto che l'estrazione del rame non fosse più redditizia, finì con il determinare la fine di questa attività (1893) e il conseguente impoverimento delle famiglie della valle per la mancanza di lavoro. Pian piano gli abitanti del luogo si convertirono a altre tipologie di attività (es. pastorizia e arte dei pizzi al tombolo) e iniziò anche il graduale rimboschimento delle montagne circostanti per preservare i paesi dal rischio di valanghe e slavine. Adesso il paesaggio è decisamente cambiato se si confrontano le foto della vallata con quelle di inizio secolo ma resta ancora molto da fare e non è difficile imbattersi in sentieri parzialmente distrutti o ricoperti da frane.
Dopo alcuni anni di abbandono (ci fu un tentativo di riprendere l'attività mineraria fra gli anni 60-70), la galleria St. Ignatz (la più recente) venne messa in sicurezza e si decise di trasformare l'intera area in un museo sfruttando il percorso dei vagoni dei minatori per portare i visitatori nel cuore della montagna. Inoltre all'interno della ex miniera venne anche creato un Centro Climatico che, sfruttando il particolare microclima presente in quell'ambiente, permette di curare alcune malattie respiratorie (==> http://www.ich-atme.com/it/ ).


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